
All’Europa occorrono i migliori talenti e i datori di lavoro intendono assumere personale altamente qualificato (la persona più adatta al ruolo) in modo rapido ed efficiente in termini di costi. Dunque, per via di questa urgenza, non sorprende che un numero sempre maggiore di imprese si avvalga dell’IA nelle rispettive procedure di assunzione. Dallo screening dei CV ai colloqui, l’intelligenza artificiale può semplificare ogni fase, ridurre i tempi di assunzione e rendere l’intera procedura più efficiente in termini di costi.
Ma c’è anche un rovescio della medaglia, come ha evidenziato un recente post su Instagram, che descrive come una persona di Vienna in cerca di occupazione si sia sentita «privata di umanità» da un colloquio con l’IA.
L’UE interviene nel campo dell’IA
Questo problema non si limita all’Austria, motivo per cui, in base al regolamento dell’UE sull’IA l’uso dell’IA nelle decisioni relative all’occupazione è classificato «ad alto rischio». Poiché l’IA nell’ambito delle risorse umane è adottata sempre di più dalle imprese di tutto il mondo (39 % alla fine del 2025), il regolamento sull’IA affronta i rischi introducendo norme che servono a rendere più trasparente e responsabile il suo utilizzo.
Ai sensi del regolamento sull’IA:
- nessuno strumento di intelligenza artificiale può prendere decisioni definitive in materia di assunzioni senza che ne sia al corrente una persona qualificata;
- è vietato utilizzare l’IA per dedurre emozioni, livelli di stress o tratti della personalità e assegnare punteggi numerici alle persone;
- a partire dal 2 agosto 2026, le aziende che si avvalgono di strumenti di IA per le assunzioni, la valutazione delle prestazioni o altre decisioni in materia di occupazione dovranno verificare regolarmente la presenza di distorsioni e rischi per la sicurezza, conservare registrazioni tecniche dettagliate, garantire la supervisione umana e la trasparenza, oltre a monitorare costantemente i propri sistemi;
- gli obblighi si applicano non solo ai fornitori di questi sistemi di IA, ma anche alle imprese che li utilizzano;
- queste norme si applicano anche alle imprese di paesi terzi, se il loro sistema di IA viene utilizzato nell’UE o riguarda cittadini dell’UE.
Per quanto riguarda il candidato viennese, ecco cosa è andato storto durante la procedura di colloquio basata sull’intelligenza artificiale:
- interrompeva continuamente l’intervistato, passava alla domanda successiva e proseguiva anche quando le veniva chiesto di tornare indietro;
- bastava una breve pausa nella risposta perché il sistema, in alcuni casi, la considerasse conclusa;
- la trascrizione del colloquio conteneva alcuni errori;
- anziché rispondere alle domande del candidato, l’IA si limitava a recitare il testo della pagina «Chi siamo» dell’azienda.
Solo un’impresa su quattro circa aveva iniziato a prepararsi ai requisiti rigorosi del regolamento dell’UE sull’IA per i sistemi di IA ad alto rischio. Con l’IA sempre più presente nei processi di assunzione, è quindi importante ricordare che hai il diritto di:
- ricevere informazioni in anticipo sul suo utilizzo e sul ruolo che svolge nelle decisioni dell’azienda in materia di assunzioni;
- chiedere che tali decisioni siano esaminate da una persona;
- non fare analizzare all’IA le tue espressioni facciali, il tono di voce o il linguaggio del corpo durante un colloquio; e
- sapere quali dati vengono raccolti e, in molti casi, richiederne la cancellazione una volta conclusa la procedura di assunzione.
In un mercato del lavoro sempre più basato sull’IA, EURES continua a offrire supporto umano attraverso la sua rete di consulenti formati, che possono fornire informazioni e orientamenti su aspetti pratici, giuridici e amministrativi relativi alla vita e al lavoro in tutta Europa.
Nel frattempo, i colloqui online sono ormai una realtà consolidata; perciò preparati a questa fase conclusiva leggendo alcuni consigli su come affrontare i colloqui a distanza.
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- Data di pubblicazione
- 27 agosto 2026
- Autori
- Autorità europea del lavoro | Direzione generale per l’Occupazione, gli affari sociali e l’inclusione
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