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Le tue competenze sono fondamentali per un migliore futuro dell’IA

L’intelligenza artificiale potrebbe rivelarsi un fattore positivo per la nostra carriera e la nostra vita. Potrebbe anche spingerci verso un percorso più tetro. Approfondisci tre scenari di questo tipo che potrebbero diventare realtà, il tutto a seconda dell’azione che l’Europa intraprende ora.

  • Articolo
  • 11 maggio 2026
  • Autorità europea del lavoro, Direzione generale per l’Occupazione, gli affari sociali e l’inclusione
  • 4 min di lettura

Immagina di essere nel 2040, un futuro non troppo lontano. Grazie all’intelligenza artificiale, l’economia è in forte espansione, vi sono molti nuovi posti di lavoro e l’apprendimento è flessibile e facilmente accessibile, consentendo a tutti di progredire senza intoppi nel proprio percorso professionale. Sembra perfetto, vero? Ma diciamocelo chiaramente: se l’Europa non adotta le misure giuste, il suo futuro basato sull’intelligenza artificiale potrebbe anche prendere una piega completamente diversa, lasciando indietro molte persone. Analizziamo alcuni scenari non ottimistici.

Due scenari distopici che non vorremmo assolutamente vedere

In un ipotetico 2040, l’intelligenza artificiale ha trasformato il mondo del lavoro a tal punto da renderlo irriconoscibile. Né i governi, né i datori di lavoro investono nello sviluppo delle competenze della forza lavoro, lasciando per lo più ai dipendenti il compito di quantificarle da soli. Solo le persone dotate di competenze tecnologiche ne traggono beneficio, mentre altre faticano a rimanere occupate. Di conseguenza, ne risentono sia la loro salute fisica sia quella mentale, così come le loro finanze.

In un altro scenario, ancora peggiore, le tecnologie di intelligenza artificiale e l’automazione hanno preso il sopravvento su ogni aspetto della nostra vita e del nostro lavoro. Ormai non è solo il mondo del lavoro a essere irriconoscibile, ma la società nel suo insieme. Il panorama dell’intelligenza artificiale è dominato da pochi grandi attori, che influenzano i responsabili politici, l’economia e la società. Con l’intelligenza artificiale che sta sostituendo la maggior parte delle attività, le persone stanno perdendo il lavoro in tutti i settori industriali; inoltre, trovandosi di fronte a una forza lavoro «usa e getta», le aziende non si preoccupano più di sviluppare le competenze dei propri dipendenti. Ancora una volta, i lavoratori sono lasciati a sé stessi e faticano a stare al passo con i progressi tecnologici. Anche i sindacati non hanno molto potere; quindi, non c’è nessuno che difenda i diritti e gli interessi dei lavoratori. Non esistono norme sufficienti, né un adeguato controllo da parte delle autorità, per cui il potere è in gran parte nelle mani di questi grandi attori, il che mette a rischio la democrazia e danneggia anche l’ambiente.

In questi due scenari, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale avvantaggia solo pochi eletti, e il divario tra chi ha accesso alla tecnologia e chi ne è escluso si trasforma in un abisso. Non si tratta semplicemente di singoli lavoratori che non riescono a stare al passo, ma di un fallimento sistemico in cui è il sistema a decidere chi ha la possibilità di apprendere e chi no.

Un po’ meglio? La trappola dell’«occasione mancata»

Esiste anche un altro scenario, meno deprimente, in cui la diffusione dell’IA è equilibrata, ma costante. Sembra sicuro, giusto? Non del tutto. Se non investiamo adeguatamente nello sviluppo delle competenze, anche questo percorso, per quanto equilibrato, ci farà perdere un’occasione d’oro per l’innovazione.

In questa versione del 2040, il ritmo del cambiamento potrebbe essere gestibile, ma non sfrutta appieno il potenziale dell’intelligenza artificiale per migliorare le condizioni sociali ed economiche. Per i lavoratori, una diffusione lenta significa che i ruoli stimolanti e creativi che solitamente derivano dalle innovazioni nel campo dell’intelligenza artificiale potrebbero non concretizzarsi mai, lasciando le persone intrappolate in un mercato del lavoro stagnante. Le attività più interessanti vengono assegnate a una ristretta élite, lasciando al resto del personale il lavoro di routine – e un potenziale sprecato. Per quanto riguarda i datori di lavoro, essi potrebbero sfuggire al caos causato dai rapidi cambiamenti, ma si perdono anche i vantaggi in termini di efficienza e i nuovi prodotti che potrebbero distinguerli dalla concorrenza, rischiando così di rimanere fermi semplicemente perché il sistema non favorisce un’adozione diffusa e significativa.

Questi scenari dimostrano che lo sviluppo delle competenze future dipende dal lavoro di squadra. Promuovendo insieme la formazione continua delle competenze, l’UE può creare una forza lavoro pronta per un mondo dominato dall’intelligenza artificiale, trasformando il progresso tecnologico in vantaggi equi e sostenibili per tutti.

Per saperne di più sui diversi scenari, leggi la relazione «Preparing for 2040» (Prepararsi per il 2040). Vuoi leggere qualcosa su un futuro più positivo del settore dell’IA? Allora dai un’occhiata al nostro articolo su per scoprire come la rivoluzione dell’intelligenza artificiale sia pensata per i giovani in cerca di lavoro.

 

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Sei giovane e hai appena iniziato la tua carriera? La rivoluzione dell’intelligenza artificiale è stata pensata apposta per te!

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